È una storia pesante e tocca argomenti molto delicati. Mi sentivo di raccontarla, ma, se verrà approvata chiedo a chi è sensibile al tema dei maltrattamenti di passare oltre.

Testo lungo, chi vorrà leggerlo è il benvenuto, ma è una storia piuttosto intricata.

Il mio ex da incubo, inizialmente, era mio amico. Avevamo 20 anni di differenza.
Mi raccontava delle sue disavventure perché stava lottando per poter rimanere in casa propria dopo la separazione, ma la sua – diceva – ex moglie restava lì e lo picchiava e insultava quotidianamente. Spesso mi ha mandato dei vocali dove lei gli urlava contro, e mi mostrava le foto dei segni delle percosse.
Raccontava di quanto si impegnasse per poter stare vicino ai propri figli nonostante lei glielo rendesse impossibile, e che non riuscivano a trovare un accordo legale.
Mi ha chiamata, ed eravamo ancora solo amici, dicendomi che aveva deciso di farla finita perché la situazione per lui era troppo pesante.

D’accordo con mia madre – vivevo con lei – gli propongo di venire a stare da me un paio di mesi. Dato che lavorava come stagionale e presto sarebbe stato a casa, ha accettato.
Quando è arrivato, da persona piena di voglia di fare e di migliorarsi come si era presentato, si dimostra un totale nullafacente e inizia a vivere sulle spalle mie e di mia madre. Lei mi convince a dargli tempo, usciva da una situazione complicata. Nel frattempo nasce un interesse e ci mettiamo assieme.

Le cose iniziano a diventare strane: smette di chiamare i suoi figli (lui, che prima si batteva i pugni sul petto perché gli mancavano) arrivando a dire che non gliene fregava niente, che “avrebbe potuto farne altri”.
Lo sprono a continuare a mantenere i rapporti con loro e, delicatamente, a cercare un impiego in quanto io e mia madre vivevamo di qualche mio lavoretto e della sua pensione di invalidità. Non muove un dito.
Diagnosticano una brutta malattia a mia madre, molto grave, e nel momento in cui io sono crollata lui si è mostrato per ciò che era.

Ha iniziato a controllarmi il telefono, se stavo in chiamata per più di cinque minuti controllati da lui con la mia migliore amica, me lo strappava di mano e attaccava. Cercavo di non contraddirlo perché mia madre stava male e lui era ancora lì, e non sembrava intenzionato ad andarsene. Quando provavo a ribellarmi, iniziava ad urlare e a dar colpi alle cose agitandola e quando io arrivavo al limite mi farciva la testa con “se me ne vado io resterai sola, tua madre non durerà tanto, se mi mandi via mi avrai sulla coscienza, tu sei grassa e sdentata (avevo avuto dei seri problemi ai denti), sei già fortunata ad avere qualcuno vicino”.

Se tutto questo non attaccava, iniziava a piangere e a dirmi che io l’avevo strappato da sua moglie, che lui amava da morire, che per colpa mia i figli gli si erano allontanati, che per colpa mia non aveva più nulla e quindi dovevo stare con lui.
Io ero sempre più apatica, cercavo di mantenere la calma e mi occupavo di mia madre e di lui, che non si faceva una lavatrice o un pasto ma se mancavo in qualcosa mi mangiava la faccia.
Due volte a settimana giocava online con degli amici e in quelle occasioni se per qualunque motivo aprivo bocca, scoppiavano i peggio casini.

Se fumavo, arrivava a spaccarmi le sigarette nel pacchetto perché sprecavo soldi e gli davo fastidio.
Ha rotto la porta di camera mia con un calcio perché eravamo seduti a cena e il mio cellulare, dall’altro lato della stanza, ha vibrato. “Non ti vergogni a star dietro al telefono mentre parliamo?!”.

Ogni cosa che facevo, la sminuiva. Se avevo un interesse era il male, un giorno si è ubriacato perché “mi divertivo con altri e non con lui e lo stavo uccidendo”. Gli “altri” in questione? Erano fatti di carta e inchiostro: era geloso perché avevo riso leggendo un libro.

L’unica cosa su cui sono riuscita a mantenere un punto era il fatto che io ogni giorno passassi dalla mezz’ora all’ora con mia madre, a seconda di come stesse e quanto avesse voglia e forza di parlare – a volte di più ma era raro visto come stava – e che la accompagnavo durante le terapie, il tutto senza volerlo con noi. Avevo bisogno di quello spazio sereno, per me e soprattutto per lei.

Scopro che la sua ex moglie non è ex manco per finta e che è convinta che lui sia partito per andare a fare da badante a una parente malata terminale. Lei scopre di me e mi chiama insultandomi in mille lingue.
Lui mi dice che a quel punto dovevo stare con lui e dovevo occuparmene come avrebbe fatto lei, se cucinavo qualcosa che non gli andava mi metteva le mani addosso, stessa cosa per ogni “errore” fatto in casa. Inizia anche a tartassarmi perché vuole che proviamo ad avere un figlio, io manco mi avvicino a lui in quel senso, inizio a dormire sul divano perché mi molesta nel sonno. Mi dà della mezza donna incapace di occuparsi di un uomo. Intanto vende di nascosto le mie cose perché non lavora, io non ho soldi da dargli e lui ne ha bisogno per i suoi gratta e vinci e le uscite al bar.

Mia madre inizia a stare meglio.

Inizio a fare la volontaria soccorritrice ma prima c’è un corso ed è di sera. Essendo distante da casa e senza auto mi fermo a dormire in sede. Inizia a darmi della tr*ia e a dire che in realtà ero con l’amante.
L’ho lasciato, mi sono come “svegliata” e si è rifiutato di andare via, finché un giorno mia madre l’ha sentito urlare contro di me e ha sentito i colpi e ha minacciato di denunciarlo.
Le ha urlato contro.
L’ho immediatamente spedito via, l’ho buttato fuori di casa.

Lui è tornato dalla moglie, ha continuato a cercarmi per mesi con profili falsi e numeri che non conoscevo, a volte scrivendomi insulti, a volte pregandomi di tornare con lui, dicendomi che davvero si stava separando, che i figli non lo volevano più e che era “obbligato a rimetterli in riga ma la sua ex moglie se lui li toccava si metteva in mezzo”. Non rispondevo manco ai messaggi, bloccavo direttamente. Altre volte rispondevo al telefono e sentivo solo qualcuno che piangeva.
Ero sicura che fosse lui, ho cambiato numero.

Mi manda un messaggio su Discord, dicendomi che comunque sapeva come trovarmi e che di lui non mi sarei liberata.

Sono andata dai carabinieri e mi hanno detto che tutto sommato non era successo nulla, che erano bisticci in famiglia e di chiamarli in caso di cose davvero gravi. Tutto questo mentre ancora zoppicavo per l’ultima lite. Ho preso 20 kg perché per mesi non riuscivo manco a camminare.

Poi ha smesso di farsi vivo. Ogni tanto mi arrivano notifiche di qualcuno che cerca di entrare nei miei account e sospetto fortemente sia lui, ma ho adottato misure di sicurezza per stare tranquilla.

Le ultime notizie ricevute? Una ragazza che mi mandava gli screenshot di una chat con lui dove lui diceva che lo maltrattavo, che lo picchiavo, che lo umiliavo. Mi ha detto pure di avere le registrazioni in cui io gli urlavo dietro (probabilmente fatte durante una lite omettendo la parte precedente).

Ora ho una vita bellissima e a distanza di un anno e mezzo sto ancora finendo di sistemarmi tra terapia psicologica e cure fisiche, mi spiace solo di non essere riuscita a denunciarlo a suo tempo e di non aver nessuna prova per farlo ora (e comunque non me la sentirei, voglio solo essere serena).