Avevo 20 anni e stavo insieme ad una ragazza da poco più di un paio di mesi.

Le stavo molto vicino perché raccontava di avere problemi a casa, situazioni instabili, genitori disoccupati e quindi mai un euro in tasca. Cose che poi ho scoperto essere completamente false. Ma non è questo che voglio raccontare.

Una volta mi chiese di accompagnarla ad una stazione in una città a circa un’ora di distanza a prendere una sua amica, la sera del 25° anniversario di matrimonio dei miei genitori. Quella sera mio padre aveva deciso di portare la famiglia fuori a cena. Io quindi le dissi che non avrei potuto accompagnarla perché dovevo festeggiare con i miei.
Lei mi disse: “Ok, dunque mi organizzerò”.

Non so quante persone chiamò. Fatto sta che tra loro chiamò anche due miei amici, separatamente, a ciascuno dei quali disse cose allusive come: “Accompagnami, poi rimaniamo soli in macchina”. Loro ovviamente rifiutarono e me lo vennero a raccontare. E io tuttora non so con chi ci andò.

All’uscita successiva lei non fece cenno alla cosa né io forzai la mano anche perché nel frattempo avevo cominciato ad indagare sulla sua vita e stavo scoprendo tutta una serie di bugie. Andammo a mangiare una pizza e ci salutammo come niente fosse stato.

La volta seguente però le chiesi cosa intendeva con il suo “rimaniamo da soli in macchina” detto a due miei amici. E lei, con una faccia di bronzo assurda: “Lo sai, tu quella sera non c’eri anche se io avevo bisogno di te. Io ho dei bisogni da soddisfare e tu quella sera hai preferito mangiare coi tuoi. Quindi potevo fare ciò che volevo”.

Riuscii a mollarla su due piedi e ancora ora, a distanza di più di dieci anni, di tanto in tanto mi capita di sentirmi raccontare qualche storia simile su di lei.