Storia con un’altra ragazza, avevamo entrambe raggiunto la maggiore età da meno di un anno.

Lei era la mia prima esperienza omosessuale, mi faceva sentire “giusta”, soprattutto mi infondeva tantissima sicurezza.

Era quel tipo di ragazza che doveva avere tutto sotto controllo, anche me, a ripensarci ora ero un po’ il suo cagnolino, forse.

Andavamo dove voleva lei, se litigavamo alla fine ero sempre io a chiedere scusa, se per qualche cosa lei era in difetto in realtà in qualche modo la cosa era per causa mia.

Durante un ritorno a casa dopo un lungo viaggio (il nostro primo lungo viaggio), le capita una piccola disavventura imbarazzante. La presi un po’ in giro, credevo di averlo fatto bonariamente, vista la relazione e il fatto non così grave. Lei però mi rispose tutta rossa in faccia che alla fine era colpa mia, che era per come guidavo, che non mi ero curata di lei, una cosa così. E mi fa una scenata.

Facciamo pace anche se non mi prendo la colpa, e tempo dopo arriva il momento di festeggiare il nostro primo anno assieme.

Che serata speciale pensavo dovesse essere! Sole a casa sua, con cenetta preparata da lei. Non mi aveva mai cucinato nulla ed ero contenta che per l’occasione speciale si prendesse cura di me.

Brindiamo, mangiamo, beviamo, beviamo ancora. Lei mi fa bere un sacco, ma c’è da festeggiare e sto al gioco. Va in bagno e la cosa fa venire in mente che a breve dovrei andarci anche io, con tutto quello che mi sono tracannata. Prima però un altro brindisi a noi e a come ci siamo trovate. Ok, tutto bello e romantico però 10 minuti dopo le esterno le mie necessità e procedo verso la toilette. La porta della cucina è chiusa a chiave.

Che ca**o sta succedendo qui? Non capisco il senso. La guardo stranita, lei mi risponde sorridendo di stare tranquilla, che è solo un gioco innocente.

Non mi piace il “gioco innocente” e non capisco perché voglia rinchiudersi con me in cucina, avevamo già tutta casa a disposizione, ma dico che va bene, come mio solito.

La serata va avanti, arriva anche un dessert, arrivano altri calici e bicchieri d’acqua. Mi sto pisciando addosso. Le dico di aprirmi e poi torno subito per fare questo “gioco innocente”.

Lei mi guarda con uno sguardo che mi sembra spaventoso e mi dice che questa era la sua vendetta per il ritorno dal lungo viaggio. Sono scioccata. Le dico che non è divertente. Lei non ha alcuna intenzione di aprire. Non capisco che razza di psicopatica sia, da una parte penso ancora che sia uno scherzo mal riuscito.

Per 10 minuti provo a farla ragionare, a dirle che se le era capitato quell’incidente con la pipì di ritorno dal viaggio non era colpa mia, che comunque non mi importava, che non credevo di farle del male prendendola in giro un po’.

La follia prosegue.

Provo a prenderle le chiavi di dosso anche ma senza esito. Purtroppo dopo un po’ la diga cede. Mi sento umiliata, stupida, frustrata.

Lei decide di aprirmi dopo avermi derisa (!) dicendo che così “imparo”.
Io me ne vado a casa.

Imbarazzante spiegare ai miei come mai tornassi a casa in quelle condizioni, preferisco non farlo.

Io l’amavo ancora, ma il fatto di avermi fatta star così male per un suo capriccio (non so come definirlo) mi ha spaventata.

La persona che mi faceva sentire forte e amata mi aveva fatta sentire in fortissimo disagio e usata. Sono stata tentata più volte di accettare le sue richieste di rivederci. In fondo non so perché, ma sento che provo ancora qualcosa per lei, ma con questo fatto alle spalle non so cosa potrebbe capitare in futuro.