Forse più che ex da incubo, dovrei parlare di “esperienza da incubo”.
Ci siamo conosciuti ai tempi delle medie, siamo stati fidanzati per 15 anni. Il primo amore, il primo bacio , la prima volta.
Frequentavamo l’università’ insieme e condividevamo un minuscolo monolocale a Roma. Eravamo La “coppia perfetta”, sempre insieme sempre affiatati (sembravamo usciti da un cartone animato). Sempre impeccabile gentile, attento, premuroso “il ragazzo perfetto”!
Avevamo tantissimi progetti per una futura vita insieme.
Per un importante problema di salute di mio padre per un periodo fui costretta a tornarmene un po’ dai miei mentre lui restò a Roma. Tutto normale per un po’, dopodiché iniziò ad essere evasivo e a farsi sentire sempre meno. Quando lo chiamavo era sempre impegnato, sempre di fretta, inventava mille scuse e passava gran parte del suo tempo sempre all’università.
Preoccupata di questo improvviso cambiamento e non ricevendo mai alcuna spiegazione in merito, decisi di ritornare a Roma senza dirgli nulla.Il suo telefono quel giorno era sempre non raggiungibile.
Iniziai a pensare al peggio. Ero agitata, avevo un magone. Arrivata sotto casa mi precipitai su per le scale, ma quando aprii la porta i miei occhi non riuscivano a credere a quello che stava succedendo.
Mi ritrovai di fronte lo scenario di un festino sadomaso. Lui seminudo legato alla sedia in compagnia di M****o, l’assistente del mio professore di antropologia. Non riuscii a realizzare, pensavo si trattasse di uno scherzo epico.
Non riuscii neanche a parlare né a pronunciare una sillaba. Scappai via.
Dopo un paio d’ore passate a girovagare senza una meta, cercando di realizzare quello che stava succedendo, tornai a casa decisa ad affrontarlo, ma anche lì ebbi una paralisi vocale e cerebrale e non riuscii a dire neanche una parola. Ci pensò lui.
Con una nonchalance e una freddezza disumana mi disse testuali parole: “Mi dispiace che tu lo abbia scoperto così! Io ho deciso di essere me stesso… con M****o va avanti da un anno, e non è stato il solo. Non sapevo come dirtelo”.
Come la babbea, nenche in quel momento riuscii a trovare una sola parola da dire che potesse esprimere lo shock.
Con le lacrime che mi soffocavano corsi in camera per prendere le mie cose e fare la valigia. Aprii la porta e mi ritrovai tre persone persone che indisturbate dormivano in quello che era stato il nostro letto.
Con l’orgoglio e l’animo in frantumi mi ritrovai catapultata in una dimensione parallela dove ero stata privata delle mie corde vocali e anche delle mie funzioni cerebrali.
Ciliegina sulla torta: fui messa alla porta dall’assistente M****o che uscendo dal bagno con disinvoltura (come stesse a casa sua) mi fece notare che la mia presenza lí non era gradita.
E niente, dopo di allora sono stata in terapia 3 anni.
Leave a Reply