Avevo appena compiuto 20 anni e facevo un lavoro precario. L’ho conosciuto così, sul posto di lavoro.
Lui era molto più grande di me, già separato e con una figlia piccola che non poteva vedere.
Già qui avrei dovuto riflettere, ma non l’ho fatto.
Mi ha corteggiata come un pazzo e io dopo settimane di moine ci sono cascata come un allocco.
Abbiamo iniziato a frequentarci e inizialmente le cose erano bellissime. Lui sembrava innamorato perso, aveva occhi solo per me, mille attenzioni.
La mia famiglia non era d’accordo sulla nostra frequentazione perché non giravano belle voci su di lui, oltre al fatto che fosse molto più grande di me.
In paese si mormorava che facesse uso di droghe pesanti, bevesse molto e fosse un tipo violento.
Io non ci potevo credere: con me non era affatto come tutti lo dipingevano.
Tempo un paio di mesi e ho iniziato a scoprire chi era davvero.
Beveva tutto il giorno, tutti i giorni e ciò lo rendeva l’opposto di quello che avevo conosciuto. Attaccava brighe di continuo, collezionava ritiri di patente, scialacquava i soldi in modo infantile nonostante avesse più di 30 anni e una bambina da mantenere.
Iniziarono le violenze verbali quasi subito.
Quando era ubriaco me ne diceva di tutti i colori, offendeva la mia famiglia, io ci stavo male, ma lo giustificavo perché pensavo fosse frustrato a causa della sua ex moglie.
Lo so, sono stata stupida.
Raccoglievo il suo vomito e la sua urina da terra quando non era in grado di arrivare al gabinetto, lo portavo a letto, mi sorbivo ore e ore di melodrammi finché non si addormentava sfinito. Spesso in quelle occasioni mi lasciava, ma il giorno dopo nemmeno lo ricordava e si ripartiva da capo.
Dopo un anno nonostante tutto ero ancora con lui. Ma poi sono iniziate le violenze fisiche.
Quando era strafatto o ubriaco mi veniva addosso, sotto al naso, mi minacciava di mandarmi al creatore, mi strattonava e mi spingeva talmente forte da farmi cadere a terra.
Ricordo che una sera mi sollevò letteralmente, mi scaraventò nel giardinetto davanti casa e mi chiuse fuori.
Ero bloccata sull’erba, tra la porta d’ingresso e un cancelletto che non potevo scavalcare perché troppo alto. Sono rimasta quasi due ore sotto la pioggia ad implorarlo di aprirmi il cancello per farmi andare via. Urlavo, ma lui mi guardava dalla finestra come se godesse per la situazione.
Sono poi stata tradita con una ragazza anche più giovane di me e comunque, da vera idiota, l’ho perdonato, perché lui mi aveva giurato di non averci fatto sesso.
Sono passati quasi 15 anni da questa storia e ancora pensarci mi fa male.
Dopo due anni di relazione che sì, posso definire tossica, ho avuto il coraggio di lasciarlo. Lui era certamente bravo a trattenermi e io ero talmente ingenua da cascarci: per ogni volta che mi feriva poi passava un periodo di quiete in cui tornava a essere l’uomo che avevo conosciuto, quello che ero certa di amare.
Quando ho avuto il coraggio di chiudere definitivamente, logorata in tutti i sensi (ero 40 chili per 1metro e 70) ho visto tutta la sua debolezza: in pochi mesi ha perso quasi 20 chili, si è affidato a uno psicologo, ha iniziato una terapia farmacologica per placare il consumo di sostanze stupefacenti e ha tentato di rimettersi in piedi. Inizialmente ha fatto tutto ciò con l’intento di riconquistarmi.
Ma ciò non è bastato, né per tornare con me, né per stare meglio.
Sono venuta a sapere della sua morte il giorno stesso in cui è avvenuta e mi è crollato il mondo addosso.
Nonostante non fossimo più insieme da qualche mese per me è stato un trauma più grande di tutto il resto, più della violenza e del dolore che mi aveva causato.
Per mesi dopo la sua morte ho continuato a fare sempre lo stesso sogno: che fosse vivo e nascosto da qualche parte, in attesa di rispuntare come nulla fosse successo.
Questo ha condotto me, tra attacchi d’ansia e panico, a cercare aiuto. Non ci stavo più dentro. Non sapevo più cosa era reale.
Non ho mai risolto definitivamente le cose con lui e il fatto di non averne avuto più occasione mi ha logorato dentro al punto da perdere la cognizione di me stessa.
Non sono mai riuscita ad andare sulla sua tomba, nonostante il cimitero sia a due passi da casa mia e forse non ce la farò mai.
È stato un amore malato, di quello che ti toglie tutto, la vita, l’autostima, il rispetto per te stessa e che nonostante sia passato da molto tempo e nonostante questa persona non sia più al mondo, ancora, quando ci penso, mi fa male come il primo giorno.
A chiunque possa leggere questo post e trovarsi in una situazione simile, voglio dire: liberatatevi finché siete in tempo, fatevi aiutare da qualcuno, allontanatevi.
Certi dolori macchiano letteralmente l’anima per sempre.
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