Quanti dei vostri ex da incubo sono diventati tali grazie anche al generoso contributo delle suocere?

Io ho avuto il grandissimo cu*o (si può dire cu*o, vero?) di essermi sposata due volte e beccare due suocere una peggio dell’altra. Ora vi racconto facendola più breve che posso.

Primo matrimonio, con quello della puzza di piedi, giusto per tenere il filo della narrazione.
Avete presente quelle madri che “gli stai rubando il figlio”, povero, piccolo indifeso nelle grinfie di una donnaccia? Ecco, era così. Doveva mettere becco e mani in tutto perché io, (secondo lei) cerebrolesa, o poco più, non ero degna. E quando dico intromettersi dappertutto, intendo dalla spesa alle pulizie di casa, dalla cura di mia figlia (che in fase di separazione ha poi letteralmente provato a sequestrarmi) alla cucina, dall’abbigliamento alla pettinatura.
La cosa più assurda è che prima del matrimonio non aveva mai messo bocca in niente, neppure una volta. Dopo, come uscivo di casa per andare al lavoro, entrava lei e faceva tutto quello che le pareva.

Il mio ex marito, ovviamente, godeva nell’avere due serve gratis, quindi la appoggiava.

L’episodio che me l’ha fatta mandare affanc**o? Bimba con le coliche gassose, che piangeva giorno e notte. Arriva lei col rituale anti malocchio. Non c’ho visto più e sono esplosa tipo pentola a pressione. Da lì in poi, oltre al marito che mi cornificava, ho avuto una nemica giurata, che tra l’altro conosceva bene gli intrallazzi del figlio e li copriva con diabolica astuzia. Divorzio inevitabile.

Secondo matrimonio.

Suocera quasi identica alla precedente, con l’aggravante di un’indole nazicattolica leggendaria. Roba da Santa Inquisizione, insomma.
Io e mio marito non laici, agnostici e razionalisti. Di più. Sfuggire ai tentativi di conversione era diventata una battaglia quotidiana. Più di una volta ho pensato che avrebbe portato un esorcista a casa nostra, dato che io e il mio (ai tempi) compagno “vivevamo nel peccato”, siamo tatuati e non poco, non abbiamo mai voluto figli nostri, ci rifiutiamo di avere bibbia e crocefisso in casa e ci sottraiamo all’annuale benedizione non aprendo la porta al prete.

Ma il suo difetto peggiore non era questo, bensì il fatto di farsi uscire dalla bocca cose allucinanti, soprattutto in pubblico.
A parte le costanti offese per il nostro aspetto, o l’abbigliamento, volete l’esempio più clamoroso?

Mio marito in astanteria con una pessima frattura alla gamba. Si era fatto male lavorando la terra, quindi aveva proprio bisogno di essere aiutato a lavarsi. Lei si propone ma, ovviamente, il figlio la manda a cagare dicendole che preferisce sia io a farlo e le chiede di uscire dalla stanza. Primo violento squarcio nello spazio-tempo.

Sistemo per bene la mia dolce metà, poi esco per dirle di rientrare pure. Lei, con un’espressione torva che la metà bastava, prima lo squadra da capo a piedi, poi si produce in un sorrisetto a metà tra l’ebete e il maligno e chiede, fregandosene del fatto che ci fosse altra gente presente: “Hai fatto tutto?”
Io, non capendo dove voleva andare a parare, rispondo che sì, l’ho rinfrescato ovunque.

Lei, con aria sempre più maliziosa: “Ma gli hai fatto tutto, proprio tutto?” E sghignazza.

Io guardo il mio compagno, stavolta col presentimento di aver capito dove vuole andare a parare, ma al contempo pervasa da una sorta di incredulità. E lo guardo per vedere se anche lui è giunto alla mia stessa conclusione.
In un impeto di folle autolesionismo, fingo di essere cretina e le domando a cosa stesse alludendo.

La nazicattolicissima puritana indica le parti basse del figlio e commenta: “Già che c’eri, potevi fare anche quella cosa là. Capito, no?” E attacca a ridere.
Lo spazio-tempo va definitivamente alle ortiche.

Essendo in ospedale, ho deciso di fare orecchie da mercante, ché non mi andava di disturbare gli altri malati con una scenata, né di intralciare il lavoro del personale dando loro un’altra paziente da curare.
La soddisfazione più grande è stata vedere mio marito tagliarla fuori dalla nostra vita e non farla nemmeno venire al nostro matrimonio.